High Concept, ideazione narrativa e marketing nel grande cinema, Audino Editore, 2009
l volume, tratto da una ricerca di dottorato nelle Università di Stanford, Berkeley, Fordham e UCLA è un analisi approfondita della formula narrativa utilizzata dagli sceneggiatori Americani nei progetti cinematografici made in Hollywood. Utilizzando il metodo del case-study  e  del case-analysis il volume spiega al lettore attraverso l’analisi di questi casi narrativi la formula di marketing utilizzata dalle produzioni cinematografiche statunitensi per massimizzare i profitti e minimizzare i rischi di perdita al box office. 

Si tratta in breve di un excursus nel know-how dell'industria di Hollywood che analizza quei parametri che adottano le major statunitensi sia per valutare che per realizzare un progetto cinematografico che abbia un sicuro ritorno economico. 

Questi parametri sono detti pre-sold properties, e vengono analizzati dai finanziatori all'inizio del processo di produzione, quando viene sottoposto loro un possibile progetto di un film

In pratica il libro è nato dopo avere constato l’enorme differenza di qualità tra le produzioni europee e quelle Americane. Tutti sanno che i film Americani sono migliori di quelli italiani, e più in generale di quelli Europei, si capisce dal successo che riscontrano al box office. Si evince dal fatto che il trade deficit, il deficit di scambio nel settore audiovisivi tra Europa e USA è di dieci miliardi di dollari a sfavore dell’Europa.

Poi quando al bar l’uomo della strada indaga le cause di questo successo si risponde che la causa principale del maggiore successo dei film americani dipende soprattutto dal budget sproporzionato di cui dispongono le produzioni made in U.S.A. Purtroppo in Italia la stessa risposta non è data solo dall’uomo della strada ma anche dagli operatori del settore per giustificare i loro fallimenti.

Se però chiediamo all’uomo della strada come mai alcune produzioni americane avendo lo stesso budget di spesa di produzioni italiane, anzi, in alcuni casi anche inferiore, i film Americani riscuotono lo stesso un successo inaudito mentre il film italiano con lo stesso budget va addirittura in perdita?

A questa domanda l’uomo della strada balbetta e magari attribuisce la causa del successo alla presenza nel film di attori famosi, le cd. star hollywoodiane. 

Ma se in questa produzione di successo capita che non ci sono attori famosi che cosa risponde l’uomo della strada? 

High Concept risponde a tutte queste domanda spiegando al lettore che la causa principale del successo delle produzioni di Hollywood e dell’insuccesso delle produzioni Europee ed Italiane è dovuto al fatto che in America i film hanno successo per via della struttura narrativa che è alla base di qualunque film: la sceneggiatura. Perché  negli Stati Uniti i film si basano tutti sulla stessa formula narrativa, una formula antica di duemila anni, che è nata in Grecia ai tempi di Aristotele con la Poetica e che poi quei geni degli sceneggiatori Americani hanno implementato, migliorato e arricchito mediante nuove soluzioni narrative mentre in Europa noi stavamo a guardare a bocca aperta.

Nella seconda metà degli anni 70 dopo l’uscita di Guerre Stellari, (ad oggi l’intera saga ha incassato più di un miliardo di dollari) e dopo l’enorme successo ottenuto e dopo che si venne a sapere che la sceneggiatura era frutto di un soggetto originale, negli Stati Uniti ci fu una specie di nuova corsa all’oro tra sceneggiatori e aspiranti tali per capire il segreto di George Lucas nello strutturare una narrazione originale così avvincente. 

Intervistato da un giornalista, Lucas ammise di dovere gran parte del suo successo alla lettura di un libro “L’eroe dai mille volti” di Joseph Campbell. 

Immediatamente il libro di Campbell riscosse un inaudito e inaspettato aumento delle vendite. Fu così che da quel giorno il libro di Campbell costituì l’inizio di un vero e proprio movimento letterario di “storytelling theories” teorie della narrazione che iniziarono a prendere piede soprattutto nell’ambiente degli sceneggiatori di Hollywood. .Il primo indizio di come a Hollywood questo movimento di teoria della sceneggiatura si è cominciato a sviluppare seguendo questa direzione, è rappresentato dalla pubblicazione di una guida per sceneggiatori professionisti dal titolo: A practical guide to the hero with a thousand faces ad opera di un tal Chris Vogler. 

Questa guida è stata scritta mentre Chris Vogler lavorava come Story Analyst alla Disney e inizialmente era un testo destinato ad uso interno dell’azienda, destinato esclusivamente ai readers (i cd. lettori, quelli che leggono gli script che arrivano ogni giorno  alle major di Hollywood) 
La guida doveva servire ai lettori della Disney come aiuto per  verificare la presenza di quei parametri narrativi essenziali ad un film per essere considerato per la produzione I parametri narrativi indicati nella guida servivano quindi a distinguere le storie che possedevano quegli elementi narrativi che Campbell nella sua opera elencava come di sicura presa presso il pubblico perché trattasi di “materiale” presente nell’inconscio collettivo umano sin dall’inizio della storia dell’uomo sulla terra. 

Quindi il meccanismo su cui verte tutto il discorso di questa formula narrativa è il meccanismo che consente di costruire una storia che susciti in primis nello spettatore una sensazione di “familiarità”.

Dal punto di vista strutturale, la guida consiste di consigli pratici per la realizzazione di una sceneggiatura, soprattutto per comprendere la complessità che si cela dietro la costruzione di una narrazione cinematografica, in particolare nella costruzione dei personaggi.

La guida di Vogler venne in breve tempo scoperta e passò dall’essere un testo ad uso interno ad un bestseller sia tra gli sceneggiatori professionisti che tra i dilettanti che volevano vendere una sceneggiatura agli studios di Hollywood.

Fu così che a Hollywood nacque il movimento delle “storytelling theories”, che nel libro viene definito High Concept. Dopo Vogler il movimento si è arrichito di figure divenute poi di grande importanza per lo sviluppo delle teorie narrative del cinema Americano, autori come Robert McKee, Syd Field, Linda Seger, John Truby e Lew Hunter, (con cui ho avuto il grande onore di lavorare). Tutti questi autori hanno dato un grandissimo contributo all’evoluzione della struttura narrativa del cinema di Hollywood, basta dire che la maggior parte degli sceneggiatori che hanno vinto degli oscar per la sceneggiatura sono passati attraverso le opere, i seminari o i corsi di questi autori: Per quanto riguarda Lew Hunter i due premi oscar Jane Campion e Alexander Payne sono due ex studenti del suo ormai leggendario corso 434 ( il codice che il corso di Lew Hunter ha presso la Theatre Film and Television School di UCLA). Dal 1984 i seminari di Robert McKee sono stati frequentati da più di 50.000 studenti e regolarmente aziende come ABC, Disney, Miramax, PBS, Nickelodeon and Paramount inviano il personale dei loro dipartimenti creativi e di scrittura ai suoi seminari. 

In Italia il fenomento è arrivato con dieci anni di ritardo, nel 1995 con la pubblicazione di un libro d Luigi Forlai dal titolo “come raccontare una grande storia” edito da Dino Audino. Audino è l’unico editore che ha recepito in Italia il fenomeno delle storytelling theories ed infatti sulla scia del libro di Forlai è arrivato il libro del sottoscritto.

Tuttavia, sebbene il movimento delle “storytelling theories” nasca con Chris Vogler nella seconda metà degli anni ’70, l’High Concept come teoria della narrazione nasce sul campo quasi dieci anni prima, precisamente nel 1969, quando alla ABC un tal Barry Diller viene nominato Programming Executive. 

All’epoca il pubblico televisivo voleva vedere i film tutte le sere, ma qualsiasi network televisivo non poteva permettersi di trasmettere film già usciti al cinema in televisione perché questi costavano una fortuna. Basta dire che il costo medio di un film per un network si aggirava intorno agli  $ 800.000, mentre i network avevano a disposizione un budget settimanale di meno della metà: $350.000 

Come fare? 

Il problema era anche la concorrenza spietata degli altri network, che magari riuscivano ad ottenere dei deal migliori nell’acquisto di film. Quindi competere con film famosi, già conosciuti dal pubblico per via del fatto di essere già usciti al cinema era assurdo. Eh si perché lo spettatore-consumatore televisivo operava la scelta del prodotto mediante la bibbia della Guida tv, in cui per ogni film previsto in tv c’era una breve descrizione (di una riga di solito) a volte con una piccola immagine. 

L’intuizione di Diller fu di comprendere la necessità di strutturare una narrazione originale che potesse essere riassunta in una singola frase, da inserire poi nella Guida tv e che lo spettatore potesse riconoscere immediatamente per poi decidere di scegliere il film sulla base di quella breve descrizione. 

Diller con questa sua intuizione non solo risolse il problema della promozione pubblicitaria dei film per la televisione ma  introdusse senza volerlo un modello narrativo fondamentale: l’High Concept. Una narrazione che era inizialmente strutturata interamente  in funzione della sua promuovibilità diventava essa stessa un vero e proprio controllo di coerenza narrativo. Perché la narrazione che riesce ad essere riassunta in una singola frase possiede tutti gli elementi necessari per avere presa sul pubblico. 

In generale l’elemento più importante di tutto l’high concept è il fatto che partendo da zero, “from scratch”, si può riuscire a creare una narrazione originale che abbia successo come l’adattamento di un opera bestseller seguendo questa formula narrativa. 

Il libro High Concept descrive questa formula ricostruendo in primis tutto il background storico-industriale in cui questa formula è stata concepita, gli autori che hanno contribuito a svilupparla e in che modo. Ma soprattutto il libro spiega come fare per costruire una storia che abbia tutti gli elementi narrativi necessari o pre-sold properties per essere prodotta o acquistata da uno studio di Hollywood. 


Purtroppo dovuto all’enorme e inaspettato numero di richieste il libro è andato esaurito, per acquistare il volume contattare direttamente gli uffici della Audino Editore: 06 6865608
High Concept
Titolo: High Concept
Editore: Dino Audino
Anno: 2009
108 pagine 
108 pagine 
Isbn: 978-88-7527-066-7




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